OccupySaaS è un progetto open source che punta a ricreare servizi software comuni con l’aiuto dell’IA. Il suo obiettivo è offrire alternative ai prodotti in abbonamento, a partire da ZeroAuthy, un possibile sostituto di Auth0, e SalesCompel, un’alternativa a Salesforce.
Il progetto afferma che le sue implementazioni saranno sviluppate tramite un processo clean-room, basato su documentazione pubblica, API, comportamento dei kit di sviluppo e standard aperti applicabili. Sono vietati il codice decompilato, le informazioni riservate provenienti da precedenti datori di lavoro e le risorse dell’interfaccia utente o i marchi copiati. Ove possibile, le sostituzioni sono concepite per funzionare come alternative compatibili a livello di API.
Riprodurre gli input e gli output documentati di un servizio potrebbe essere solo una parte della sfida. Il software ospitato può presentare comportamenti meno evidenti e, per garantire la compatibilità, potrebbe essere necessario riprodurre le particolarità e i bug delle API esistenti, osserva il progetto nelle sue note.
OccupySaaS indica inoltre la gestione di documenti e wiki, il tracciamento dei problemi, i feature flag, l’osservabilità e l’assistenza clienti come ambiti in cui spera di sviluppare alternative. La fonte suggerisce che questi potrebbero corrispondere a prodotti come Confluence, Jira, LaunchDarkly, Datadog e Zendesk, anche se nei materiali forniti il progetto non ha indicato sostituti specifici per queste categorie.
Il software è scritto in Go. OccupySaaS afferma che il linguaggio facilita la compilazione delle dipendenze in un unico binario, che può essere copiato ed eseguito senza un programma di installazione e distribuito tramite Docker o altri sistemi di deployment autogestiti. Il progetto è rilasciato con licenza Apache 2.0, che consente anche ad altri di offrire servizi ospitati basati sul software.
Il progetto è presentato come opera dell’ingegnere informatico Thomas Meadows. Il suo sito sostiene che le licenze per utente possono frenare la crescita e descrive l’iniziativa come una battaglia affinché utenti e sviluppatori di software abbiano un maggiore controllo sugli strumenti da cui dipendono.
Fonti: Tom's Hardware.